zanzibar

“In un giorno qualsiasi di quest’inverno mi alzo dal mio letto e inizio la mia giornata. Mi preparo la colazione, mi lavo i denti e la faccia con l’acqua fresca che esce dal rubinetto del lavandino, poi mi guardo allo specchio e mi riconosco: sono io, sempre io, quella a cui la vita ha dato tanto, ogni giorno, giorno per giorno. Solo che oggi non è un giorno qualsiasi.

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Oggi parto per l’Africa, quella vera, quella degli altopiani Masai, quella dei leoni e degli elefanti. Oggi parto per il mio viaggio, quello che da tempo aspettavo, ma anche questo viaggio non è un viaggio qualsiasi, non volevo che lo fosse, l’ho cercato e la fortuna me l’ha fatto trovare. E prima di partire so già che quella che si guarderà allo specchio quando sarà tornata non sarà più la stessa persona.

 

A 6000 km dall’Italia c’è un arcipelago di isole africane, il loro nome è Zanzibar. Qui la vita si svolge “pole pole” – ossia: piano piano – e si affronta sempre con “hakuna matata” – senza problemi -, o almeno è questo che i turisti credono, ricambiando il sorriso sempre spontaneo di quella gente. Qui siamo vicino all’equatore e il clima subisce poche variazioni durante l’anno. Il caldo permette di vivere sempre all’aperto e le case di fango e paglia resistono egregiamente ai periodi di pioggia. La natura è stata generosa offrendo una terra rigogliosa e fertile. Si trovano in quantità frutta e verdura e il mare, oltre a rendere il paesaggio paradisiaco, è una risorsa di sostentamento per la popolazione locale che vive dei suoi doni, ma che li depreda anche. Le isole sono una meta turistica ormai già da diversi anni e la terraferma pullula di strutture alberghiere. Chi fugge dall’Italia per scendere sino a qui vuole vivere i propri giorni come un sogno, vuole respirare a pieni polmoni quel profumo selvaggio della terra che si sente solo in Africa… vuole ascoltare il vento che soffia sulla pelle e che racconta delle storie di uomini così lontani dalle nostre abitudini che sembra quasi impossibile si possa vivere così.

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Purtroppo, il turista dentro il resort non può rendersi conto che mentre lui sorseggia una birra gustandosi il tramonto africano, appena dietro l’angolo madri partoriscono per strada e spesso muoiono di parto con i loro piccoli. Qui, i bambini diventano ciechi solo perché non hanno un collirio e le persone rimangono storpie per una semplice caduta. Gran parte degli abitanti è abituata a curare tutti i propri mali con le piante. Altro che antibiotici!

 

Fa parte dell’arcipelago di Zanzibar l’isola di Tumbatu, considerata “l’isola degli spiriti“: riti vudù e atti di stregoneria nera qui sono all’ordine del giorno!
In queste zone, infatti, si crede fermamente nella magia: la gente pensa a guarire facendo le macumbe.

Per questo consiglio a chi decidesse di intraprendere un viaggio a Zanzibar, di mettere in valigia qualche medicina da lasciare negli ambulatori locali ce n’è veramente bisogno.

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Consigli e informazioni utili

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Zanzibar è il luogo ideale per una vacanza tranquilla, circondata da uno splendido mare cristallino, spiagge di sabbia bianca e fine come borotalco. Viene anche chiamata l‘Isola delle spezie, date le numerose piantagioni di chiodi di garofano, cannella, zenzero e noce moscata. Le temperature sono miti tutto l’anno ma bisogna fare molta attenzione al fenomeno delle grandi piogge: il periodo migliore per visitare Zanzibar va da metà dicembre a metà marzo. Un altro fenomeno cui bisogna fare attenzione è quello delle maree. Può capitare, infatti, che di giorno il mare sparisca.

A Zanzibar, in zone come Prison Island, è possibile anche praticare snorkeling o visitare la spettacolare barriera corallina che circonda alcune delle isole dell’arcipelago, come quella di Mnemba. Una delle sue spiagge da sogno all’ombra di una fitta vegetazione è Paradise Beach. È importante sapere che la parte occidentale dell’isola di Unguja, dove si trova Stone Town, la zona vecchia della capitale di Zanzibar dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è di solito più umida e piovosa, la parte Est, invece, è molto ventilata e secca.

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Stefania Andriola

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