Più che il racconto di un viaggio, quella di cui vi parlo oggi è la storia di un’esperienza e un’emozione straordinaria vissuta in Bassa California, Messico: lì ho avuto un incontro ravvicinato con alcune balene e ho potuto addirittura accarezzarle!

Nella Laguna Ojo de Liebre, a sud della città di Guerrero Negro che fa parte della Bassa California messicana si può realizzare il sogno di accarezzare una balena. Da metà dicembre a fine aprile, puntualmente ogni anno, nell’Oceano Pacifico che bagna i settori ovest della Baja California si concentra una grande quantità di questi cetacei in arrivo dall’estremo nord.

Il Mare di Bering e il Mare di Chuckchi, le cui acque sono estremamente ricche di nutrienti, ospitano nel periodo estivo circa 20000 esemplari di balene grigie; queste, a differenza di altre che si nutrono di plancton, rastrellano il fondale marino in cerca di molluschi e crostacei, spingendosi così in prossimità delle coste, in acque non troppo profonde. Verso ottobre inizia il loro lungo viaggio di 10000 km: percorrendo 200 km al giorno passano per il Golfo dell’Alaska, costeggiano la California e infine raggiungono la penisola messicana. Si tratta di una migrazione ben organizzata: prima partono le femmine gravide, seguite dalle madri con i cuccioli, dalle femmine più giovani, dagli esemplari maschi in età più avanzata e a chiudere “la fila” ci pensano i giovani maschi. Questa speciale maratona di mammiferi della durata di quasi due mesi, ha il suo traguardo nelle acque messicane dove finalmente le balene possono riposarsi e dare il via alla stagione degli amori: in questo mare più caldo e tranquillo si accoppiano per poi tornare l’anno successivo per partorire dei piccoli che alla nascita misurano già 4 metri di lunghezza e pesano dai 700 ai 1400 kg (gli esemplari adulti arrivano sino a 15 metri).

Ojo de Liebre è una riserva naturale nella quale, per le sue caratteristiche, statisticamente si concentra il maggior numero di balene: le acque sono poco profonde, tiepide, molto salate (l’acqua salata tiene a galla i piccoli appena nati) e protette dai venti. Può capitare che la realtà superi l’immaginazione: piccole e veloci imbarcazioni ti permettono di raggiungere il punto dove si trova la loro maggiore concentrazione. Io mi sono letteralmente trovata circondata da questi esseri straordinari. Nuotavano eleganti, sembravano danzare nel mare: a volte spuntava una testa, altre un’enorme coda. Sono stata fortunata perché sono riuscita a vedere anche un esemplare albino, molto raro. Musica per le mie orecchie i loro continui sbuffi, che mi ricorda il suono di quando si soffia dentro il boccaglio per fare uscire l’acqua mentre si fa snorkelling.
Le balene hanno il corpo simile a quello dei pesci ma sono dei mammiferi a tutti gli effetti. Respirano con i polmoni e allattano i propri cuccioli (fino a 200 litri di latte al giorno che serve ad acquisire il grasso necessario ad isolare la pelle e per avere l’energia per affrontare il viaggio di ritorno verso nord); la loro testa ha due sfiatatoi ed è più larga rispetto al corpo. Respirano l’aria e possono rimanere sott’acqua per lunghi periodi di tempo ritornando in superficie solo per espirare: aprono gli sfiatatoi rilasciando di colpo l’aria ed uno spruzzo di gocce d’olio prima di inspirare nuovamente. Per rimanere sott’acqua il cuore rallenta fino a metà del ritmo usuale.

Il momento più emozionante è stato quello in cui una mamma e il suo piccolo si sono avvicinati alla barca, e il cucciolo ha tirato fuori la testa dall’acqua puntando verso di noi, vedevo il suo occhio guardarci. La mamma lo ha letteralmente spinto verso la nostra piccola imbarcazione, come se gli stesse dicendo “vai, non preoccuparti!”, così si è accostato alla barca e ha tirato di nuovo la testa fuori dall’acqua: così sono riuscita a toccarlo, accarezzarlo. Il cucciolo si è preso più coccole possibile e nuotando girandosi sulla pancia mi ha ricordato per un istante i cani che quando vogliono essere coccolati si sdraiano sulla schiena con le zampe su. Ho giocato con questo essere meraviglioso che con la sua forza avrebbe potuto ribaltare la barca ma davvero, ogni movimento suo e della mamma vicina sempre vigile, sembrava calcolato nei minimi dettagli. Dopo numerose dimostrazioni di affetto, si è immerso, è passato sotto la nostra barca e si è allontanato nuotando attaccato alla sua mamma.

Nel video, il servizio andato in onda all’interno del programma L’Arca di Noé:

Stefania Andriola

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