Montagna dai sette colori Perù

La “Montagna dai sette Colori” è minacciata dalle industrie estrattive e dai rifiuti. Tra le mete più gettonate dai turisti di tutto il mondo, il monte svetta con tutta la sua caleidoscopica bellezza nel cuore del Perù. Una montagna di colori e bellezza. Rocce che, maestose e caleidoscopiche, si stagliano contro gli azzurrissimi cieli del Perù. Da sempre meta incontrastata di turisti e curiosi, la “Montagna dai Sette Colori” è oggi in grave pericolo: è stata infatti data in concessione per scopi estrattivi a una compagnia straniera. Fortunatamente, in seguito alle proteste della popolazione del luogo, il governo ha annunciato che il monte sarà preservato. Il timore però non svanisce del tutto.

La celebre montagna deve la sua notorietà al suo volto lunare, reso coloratissimo dagli ingenti depositi di minerali presenti nel terreno. Rappresenta uno tra i motivi principali per cui i turisti decidono di recarsi in Perù. Sulle mappe geografiche è segnata come Montaña Vinicunca, ossia – nella lingua locale quechua – “Montagna dai Sette Colori”. Gli abitanti del luogo la conoscono però anche come Montaña Arcoiris (montagna arcobaleno) o Montaña Colorada (montagna colorata).

Questa meraviglia della natura, che si trova si trova al confine tra Pitumarca e Cusipata, a circa 100 chilometri da Cusco, in Perù, svetta in alto per 5.100 metri. La sua incomparabile bellezza si è mostrata completamente, in realtà, soltanto una quarantina di anni fa, quando la neve si sciolse quasi del tutto. Ecco che, grazie a tale scioglimento, nel bel mezzo dell’arido paesaggio peruviano sono comparsi, all’improvviso, i colori sgargianti che, con la loro brillantezza, squarciano l’omogeneità dell’ambiente circostante. Si tratta di una gamma di rossi e di porpora, in mezzo ai quali si stemperano moltissimi altri colori, tra cui un elegante grigio. Questo arcobaleno segue le linee primordiali dei sedimenti contenuti nella pietra. Decisamente particolare la loro origine: pare siano stati proprio i movimenti tettonici, circa 75 milioni di anni fa, ad aver reso curve le rocce di questa montagna, riportando così alla luce gli ancor più antichi sedimenti e le immagini impresse di antichi mari, laghi e fiumi innalzati violentemente dalla forza incontrastata della terra.

Nel 2010 la “Montagna dai Sette Colori” è entrata a far parte del Patrimonio nazionale dell’umanità. Un onore più che meritato. Un riconoscimento che, tuttavia, non è bastato a fermare la sete di guadagno delle autorità locali. Eppure, questo monte è una redditizia fonte di entrate per la popolazione locale. Cusco Rainbow MountainLa comunità di Pitumarca infatti gestisce in piena autonomia l’attività turistica della zona: i turisti, dopo aver pagato un modesto ingresso, possono rifocillarsi presso i punti ristoro locali, godendosi l’incomparabile spettacolo in tutta tranquillità. Gli abitanti della zona pensano a mantenere pulito il terreno dalle feci degli animali di allevamento e, al contempo, offrono i propri cavalli ai turisti al fine di alleviare la fatica del tragitto.

Tutto questo, oggi, è in grave pericolo. La denuncia arriva dalla ong Cooperacción. Dal marzo 2018, infatti, l’Istituto geologico, minerario e metallurgico (Ingemmet) ha dato la “Montagna dai Sette Colori” in concessione a scopo estrattivo alla compagnia mineraria Minquest Perú. Una notizia drammatica, laddove si pensi che la zona era già stata in passato danneggiata a causa dell’accumulo di rifiuti solidi abbandonati dai turisti. In seguito alla diffusione di tale notizia, la popolazione locale ha sollevato non poche polemiche e critiche. Risultato: il governatore Edwin Licona ha comunicato la sua decisione di rinunciare alla licenza. A ratificare il tutto sono arrivate anche le parole del presidente Martín Vizcarra che, pochi giorni fa, su Twitter ha annunciato: “La montagna dei sette colori, importante area di conservazione naturale, sarà preservata, è nostro dovere salvaguardare e proteggere una bella creazione della natura situata a Cusco, patrimonio culturale dell’umanità”.
La preoccupazione, però, non si spegne completamente qui. La zona inizialmente concessa per scopi estrattivi coincide infatti con un’area naturale di conservazione: si teme che la minaccia possa ripresentarsi in futuro. Intanto, per ora, i turisti possono continuare a godersi questo spettacolo della natura davvero mozzafiato.

 

Anna Maria

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