Cannucce di rame e la possibilità di riempire gratuitamente con acqua la propria borraccia. Da Bologna a Napoli, tutte le alternative per dire addio alla plastica monouso

Plastica, solo un lontano ricordo. Nel “mondo che vorrei”, quello fatto di rispetto per l’ambiente e di grande attenzione per i temi dell’ecologia, questa immagine potrebbe rappresentare il manifesto principale. Che l’inquinamento da materiali plastici sia un gravissimo problema per il nostro Pianeta, d’altra parte, già lo si sapeva da tempo. Una tra gli scatti più forti e tremendi, riguardo a questo, ritrae proprio una balena morta con ben otto chili di plastica nella pancia. La foto arriva dalla Thailandia, ma nel nostro Continente la situazione non è certo migliore. Ormai la plastica ha invaso tutti gli ambienti. Non a caso, la Giornata mondiale dell’ambiente di quest’anno (che si è tenuta lo scorso 5 giugno) ha individuato proprio nella lotta all’inquinamento da materie plastiche una delle sue priorità (lo slogan parlava da solo: “Beat plastic pollution”).

Oggi, fortunatamente, molti Paesi stanno compiendo grandi passi avanti. E l’Italia è in prima fila. Greenpeace ha realizzato nel nostro Paese un’indagine proprio ricercando gli esempi virtuosi nell’ambito della lotta alla plastica. Lo studio prendeva in esame 162 locali presenti in 10 diverse città italiane, da Nord a Sud. Nell’attesa che entri in vigore la nuova normativa europea sulla plastica monouso, l’Italia dimostra di essere già molto avanti. La normativa europea, in particolare, si focalizza su una decina di oggetti in plastica monouso, richiedendone la riduzione o, addirittura, il divieto; fornisce, inoltre, precise prescrizioni di utilizzo. Tra gli oggetti banditi dall’UE ci sono piatti, posate, cannucce e agitatori per bevande. Quando la direttiva entrerà in vigore, tutti questi oggetti dovranno sparire dai banconi dei bar e dai tavoli di pub e locali vari.

Per questo l’Italia si è già portata avanti. C’è chi, per esempio, al posto delle cannucce di plastica utilizza cannucce di rame: parliamo, dunque, di cannucce che non inquinano perché risultano lavabili e riutilizzabili fino a che non si danneggiano. Tra i pionieri di questa innovazioni c’è il locale Sabir di Palermo: al suo interno, i clienti possono gustare i drink in tutta tranquillità, sorseggiandoli piacevolmente con queste cannucce di rame. Ma le buone prassi, in vista dell’entrata in vigore della normativa europea, sono tante. Come, ad esempio, il refill delle borracce.

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La plastica monouso, d’altra parte, può essere facilmente sostituita da altro. In Italia, addirittura, molti locali sono andati oltre la normativa europea. Anziché sostituire la plastica usa e getta con carta o bioplastica (con materiali, quindi, che devono poi essere in ogni caso smaltiti), questi locali hanno scommesso sul riutilizzo degli oggetti in plastica. Ecco quindi che la formula vincente diventa proprio il riuso della plastica. In tal modo, non si producono quelle quantità abnormi di rifiuti: anzi, il volume dei rifiuti rimane invariato. Un ottimo esempio arriva da Napoli. La birra, all’ex Asilo Filangieri, viene versata e sorseggiata in bicchieri di plastica non monouso, bensì lavabili e riutilizzabili. Il cliente paga una cauzione di 50 centesimi che viene restituita nel momento in cui il bicchiere viene riconsegnato. Si comprende dunque molto bene come, in questo caso, si vada ben oltre gli obiettivi di riduzione dei materiali in plastica.

Vi abbiamo parlato anche del plogging, uno sport che ci permette di rimanere in forma tutelando l’ambiente.

Ad oggi, l’aspetto più ostico da risolvere resta quello di alcuni imballaggi che non sembrano avere molte alternative. Un esempio? Le bottigliette di plastica monouso dell’acqua minerale. In merito a questo, l’Europa ha fissato un obiettivo di raccolta per tutte le nazioni aderenti pari al 90% entro il 2025. Anche in tal caso, però, l’Italia dimostra di essere all’avanguardia. A Bologna, presso il locale Lortica, i clienti possono riempire a titolo gratuito le proprie borracce con acqua, acquistando al contempo alimenti sfusi, in modo da ridurre ai minimi termini l’utilizzo del packaging. Tra tutti i locali censiti da Greenpeace, però, soltanto il 15% è riuscito a trovare soluzioni utili al problema degli imballaggi.

I dati che riguardano il nostro Paese restano comunque incoraggianti. Secondo l’indagine di Greenpeace, il 95% dei locali analizzati utilizza piatti non monouso sia in plastica che in materiali diversi; il 77% utilizza agitatori per cocktail e bevande varie in acciaio (dunque, riutilizzabili infinite volte), il 58% non usa posate in plastica o in altri materiali monouso; il 13% propone cannucce in metallo lavabili e riutilizzabili. Andiamo avanti così, e confermeremo di rappresentare un grande modello da imitare da parte di molti altri Paesi europei.

Anna Maria

 

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