donne

Ho avuto la fortuna di partecipare al progetto Il mio corpo è la mia storia del fotografo torinese Cristiano Denanni. Una dichiarazione fotografica di rispetto verso il mondo femminile.

Ho il piacere di condividere con voi le parole che ci siamo scambiati.

Com’è nato il progetto #ilmiocorpoèlamiastoria?

Il progetto nasce dall’unione di un’idea e un’immagine. All’idea pensavo da tempo, ed era quella di usare il mio mestiere di fotografo per trasmettere un messaggio di rispetto nei confronti della donna. Ma non volevo fosse un messaggio generico, bensì fortemente legato all’idea che quello che siamo in carne e ossa, ovvero il nostro corpo, non si limitasse alla “materia”, ma fosse l’insieme di esperienze, lotte, sogni, passioni, sconfitte e soprattutto storie. Noi siamo il nostro corpo, certo, ma è in questo corpo che generiamo ben più che la mera presenza fisica, è attraverso di esso che tentiamo di generare quei piccoli sogni di immortalità che possono essere le idee, i progetti, i figli, gli amori, le passioni. E, comunque sia, è il nostro corpo il “campo” sul quale giochiamo la nostra partita, sul quale ci mettiamo in discussione, e dentro il quale accumuliamo memoria ed esperienze, che sovente poi si ritrovano, in forma di rughe o cicatrici, tic e modi di fare, sulla pelle, la linea fra il dentro di noi ed il fuori nel mondo. Ebbene, con in mano questa idea al contempo vasta ma precisa, mi sono chiesto: come trasmettere il messaggio?

Dopo qualche tempo, mi è venuta alla mente un’immagine, che avrei voluto realizzare fotograficamente, ma che non era ancora legata al progetto. Pensavo a una donna seduta o sdraiata sul proprio letto, nuda sotto le lenzuola e abbracciata a un libro.

E quel libro lo immaginavo come il suo tutto, la sua storia, come l’orgoglio e l’amore attraverso i quali la donna si riparava dal freddo e si presentava al mondo, dal suo angolo, dalla sua casa. Così ho unito i due elementi, idea e immagine.

Che cosa può rappresentare la storia -vasta e complessa- del nostro essere materia nel mondo? Un libro. Evidentemente non esiste un libro che possa “rappresentarci” per interi, ma è chiaro che vuole essere un simbolo. E poi ho pensato alla musica. La colonna sonora della nostra vita. E quindi un disco. Vale lo stesso discorso di non “esaustività” del libro. Ma quante volte ascoltando una canzone una musica o un disco abbiamo pensato alla nostra vita, all’amore all’amicizia alle delusioni alle vette raggiunte?
Ed ecco nascere il progetto. Devi rispettare il mio corpo perché il mio corpo è anche tutta la mia storia, i miei sogni e le mie cadute, ed è la sua musica, ritmo e melodia. Come la vita, ritmo e melodia. Sappi che se mi manchi di rispetto, calpesti un mondo intero. Perché ognuno di noi è questo, un mondo. Ed ecco l’idea di una sorta di titolo: “Il mio corpo è la mia storia, e la mia storia la racconto a chi voglio io!”, ciò che ho voluto definire “una dichiarazione fotografica di rispetto”. Come a dire: sono io -ciascuno di noi- a decidere con chi condividere il mio corpo/storia, che sia per una notte sola o per la vita intera. Se decido, se siamo consapevoli, va bene tutto, altrimenti no.

Spesso le donne vengono considerate solo per la loro fisicità, cosa possiamo fare per cambiare questa concezione?

donneDomanda vasta e importante. Si rischia di dire ovvietà o di fare retorica. Ci sarebbe da tirare in ballo sia l’educazione, familiare e scolastica, sia la storia. Partiamo dal principio… A casa, da bambini e poi a scuola, ci dovrebbero insegnare, e quindi dovremmo insegnare a nostra volta, che gli altri, chiunque essi siano, non sono nemici o “competitor”, intanto, che non dobbiamo prendere un bel voto per essere migliori del compagno di banco (anche perché non si è migliori o peggiori per un voto). Dovremmo insegnare ai bambini il senso della comunità, delle persone come insieme, come fondamento della nostra esistenza quotidiana, e non soltanto il senso antagonistico. Io sono di fianco a te, non contro. Io cammino assieme a te, di fianco, non davanti o dietro. Le gare vanno bene nello sport, servono per migliorare, ma per migliorare le nostre capacità, non per eliminare quelle degli altri. Infatti nello stesso sport, quando è autentico, si gareggia in realtà per superare se stessi, per divaricare i nostri limiti e le nostre capacità. Si dovrebbe insegnare e praticare, prima di tutto, il senso del rispetto. Facile a dirsi, certo, ci vuole impegno continuo. Ma è necessario. E il rispetto lo dobbiamo portare sempre e comunque nei riguardi di tutti. La donna non fa eccezione, evidentemente. Solo che qui entra in gioco l’altro elemento ostico e complicato da elaborare e da modificare: la storia, come dicevamo. La nostra è una società dove forte è la componente patriarcale. È l’uomo, secondo questa visione, a stare in cima alla gerarchia. Nella lingua, nelle relazioni, ovunque si può trovare discriminazione. Significativo in questo senso il discorso di Paola Cortellesi alla serata per la premiazione dei David di Donatello di quest’anno! Insomma si fa in fretta e lo si vede ovunque, a generare maschilismo. Sul lavoro, in famiglia, nei gruppi di amici, nella coppia, sui social, eccetera. C’è poi un altro aspetto. Che tante, troppe volte le donne stesse non tentano, come dovrebbero, di opporsi, di dire la loro, di rivendicare il famoso rispetto. Non dico di rischiare la salute o la vita (anche se nella storia molte hanno fatto anche questo), ma ci sono molte occasioni nelle quali si potrebbe fare la propria parte, eccome.

Tante cose ci sono da fare, come sappiamo, e ciascuno dovrebbe iniziare da se stesso e dal proprio mondo quotidiano. La strada è lunga, certo, ma se ne percorrerebbe tanta, senza dubbio. Qualcuno controbatterebbe che è troppo complicato, ma la questione è un’altra: lo vogliamo veramente o no?

Purtroppo sono all’ordine del giorno racconti di violenze sulle donne e femminicidi; il tuo lavoro ne è stato in qualche modo influenzato o ispirato?

donne

Ispirato sì, anche se non solo per i motivi che hai ricordato, purtroppo ricorrenti. Era da tempo che volevo tentare di mettere il mio mestiere di fotografo al servizio di un messaggio, anche piccolo, di rispetto. Nella fattispecie, riferito alla donna. Ecco come è nata l’idea #ilmiocorpoèlamiastoria. Se riusciamo a far passare l’idea che il corpo di una persona (non solo della donna, ovviamente) è ben altra cosa che mera fisicità, ma vero e proprio insieme di “spazio” e “tempo”, strumento ma anche campo e anima sul quale si giocano le esperienze, si provano le emozioni, si imparano cose, si desidera, spera, ci si illude o si realizzano i più grandi sogni, forse ricordando tutto questo, diventa più semplice capire che il rispetto sarebbe sacrosanto e fondamentale. È anche chiaro che chi manca di rispetto, chi oltraggia una persona, difficilmente sarà sensibile a tutte queste parole, altrimenti non si comporterebbe in modo violento, o anche solo irrispettoso. Ma sono sicuro che sia comunque utile ricordare che il nostro corpo è la storia di ciascuno di noi. Non siamo solo cellule e chimica, ma personalità, anima. Una domanda in particolare che mi è stata posta, da quando ho cominciato questo progetto, è stata “come mai un uomo, per parlare di rispetto delle donne?” Vedi che c’è del lavoro da fare per cambiare le cose? Perché un uomo non dovrebbe essere toccato da un tema femminile? Perché una persona non dovrebbe essere interessata a quello che accade ad altre persone? Perché io non dovrei provare empatia, vicinanza umana, con altre persone che non sono me? Perché una donna o un uomo che soffrono o gioiscono e che mi passano accanto non dovrebbero muovere un’emozione o un sentimento anche in me? Proviamo a mettere la domanda in un altro verso: perché dovrei fregarmene di tutto ciò che non riguarda direttamente me? Che uomo sarei?

 

Ci sono libri o canzoni scelti che ti hanno particolarmente colpito?

Sai, il più delle volte ti colpiscono scelte che corrispondono ai tuoi gusti. Sembra troppo facile ma è così. Per cui mi è capitato di soffermarmi a parlare di “Cent’anni di solitudine” di Garcìa Màrquez, libro scelto già da più di una persona e che per me è il “libro dei libri”. Oppure cito una ragazza che oltre a un libro ha scelto un disco in vinile (che meraviglia il vinile!), ovvero “Born to run” di Springsteen, un’altra delle mie “àncore”. In realtà però da quando ho iniziato a realizzare gli scatti per il progetto e quindi a incontrare donne di ogni età, non mi è mai capitato che non succedesse una cosa, all’apparenza banale ma in realtà preziosa: tutte, nessuna esclusa, mi hanno regalato racconti, a volte anche molto importanti, della loro vita, del loro passato, delle loro delusioni, dei ricordi, delle vette raggiunte, amore, amicizia, famiglia, dolore, gioia, mancanze, realizzazioni. Tutte, chi per 10 minuti chi per un pomeriggio intero, ciascuna a modo suo e con i gesti e metriche del proprio carattere, del proprio modo di fare, mi ha donato un seme di sé. Ancora più degli scatti veri e propri, del lavoro, della posa, del “click”, questo è per me fonte di gioia, a volte addirittura di commozione. È inestimabile divenire depositari di storie umane, piccole o delicate che siano, segrete o meno, saperle accogliere, ascoltare e di seguito tentare d’essere capaci di ricordarle e rispettarle. Questa cosa, questo microscopico miracolo “comunicativo” che si rinnova, mi rende felice.

donne

Di scatti ne hai già fatti parecchi: sei più tu a cercare i soggetti oppure vieni contattato dalle interessate?

All’inizio, appena messa nero su bianco l’idea, ho dovuto farla girare fra le persone di mia conoscenza, tutte al femminile ovviamente, per capire se potesse interessare, coinvolgere, colpire… e così è stato, devo dire in parte inaspettatamente, da subito. Infatti da quel momento in avanti, il “motore” ha preso a girare da sé. A parte qualche sporadica eccezione, sono le persone che hanno visto sui social gli scatti realizzati, o che hanno parlato con chi era già stata fotografata, a contattarmi e a chiedere di partecipare.

Ogni quanto fai uscire uno scatto nuovo?

Non mi sono dato un calendario o, come si dice in gergo, un piano editoriale preciso. Mediamente comunque una o due pubblicazioni a settimana. Facendo ruotare più possibile le fotografie realizzate. Per cui quando di una singola donna ci sono più immagini valide, tento di sfruttarle tutte alternandole.

Tu utilizzi #ilmiocorpoèlamiastoria: che importanza dai ai social network per il tuo lavoro, ma anche nella vita privata?

donne

I social sono uno strumento indubbiamente potente, almeno potenzialmente, e a differenza ad esempio della televisione sono utilizzabili da chiunque. È ovvio che dipende proprio da chi e da come li utilizza, perché possano avere una valenza positiva o negativa. Molte persone, è vero, tendono a “sostituirli” alla vita vera e propria, mentre essi fanno parte della vita (per chi li utilizza, conosco più persone che non lo fanno) ma non ne sono il sostituto. Vi si trova molta superficialità e infantilismo, ma non sono pochi, invece, i profili e le pagine che divulgano interessi o curiosità importanti, profondi, a volte addirittura necessari. Non dico li si debba utilizzare solamente per temi filosofici o morali, sia chiaro, o addirittura tediosi, ma anche il divertimento e il gioco posseggono livelli diversi di intelligenza e umorismo. Per quanto riguarda me, li uso soprattutto per lavoro.

Non dimentichiamoci che Facebook (e tutti gli altri) non nascono per farci chiacchierare (sembra ma non è così), ma per farsi pagare a scopo di sponsorizzare le rispettive attività, quali che siano. Altrimenti non fatturerebbero. Gli algoritmi delle Pagine sono programmati per nascondere il più possibile i post non monetizzati, ad esempio. Insomma, i social sono una sorta di cartina di tornasole di quest’epoca: l’immagine globale che ne salta fuori è data da noi.

Progetti per il futuro?

Quanto tempo hai? (scherzo! 😀 ) Relativamente a questo progetto, il primo step, quello dentro il quale mi trovo, è quello di trasmettere il messaggio tramite le pubblicazioni delle foto sul web e sui social (sulle mie pagine e quelle delle dirette interessate, ovviamente). Probabilmente poi, in un secondo momento, sarebbe bello ricavarne un libro illustrato, e magari una esposizione, per poter continuare a far viaggiare l’idea, e magari ritrovarsi con tutte le modelle che sono state immortalate, in carne e ossa in sala, e ritratte alle pareti! Potrebbe essere anche un’occasione perché qualcuna di loro racconti storie o aneddoti legati al tema in questione, perché no?
Se poi mi chiedi di progetti in generale, ce ne sono davvero tanti… reportage, libri, viaggi, articoli, incontri. L’importante è non rimanere fermi troppo a lungo!

Cliccando qui è possibile scoprire di più sul progetto del fotografo Cristiano Denanni e, per chi vuole, partecipare! La partecipazione al progetto è libera, gratuita, e aperta a tutte le donne.

Stefania Andriola

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inserisci il commento