salvare il mare dalla plastica

Un vero proprio parco acquatico galleggiante. Un tocco di verde smeraldo in mezzo al blu dell’acqua per salvare il mare dalla plastica. A fare da sfondo, edifici, case e grattacieli di Rotterdam. Basterebbe questa descrizione a dare un’idea della piacevolezza dell’insieme. Se non fosse che, tutto questo, è realizzato con plastica riciclata. Plastica tolta alle acque del Mare del Nord, diventato ormai un collettore di rifiuti e materiali di scarto.
Parliamo del Recycled Park, un’isola verde recentemente sorta nel cuore della città olandese grazie all’ingegnosa iniziativa dei giovani membri della Recycled Island Foundation. I ragazzi, che hanno personalmente ideato e realizzato il progetto, si sono dapprima cimentati nell’installazione di trappole per la raccolta e il riciclo di rifiuti nell’acqua. Successivamente, con la plastica raccolta, hanno costruito isolotti dalla forma esagonale, incastrabili uno nell’altro. All’interno di questi isolotti hanno installato fioriere e panchine, arricchendo il tutto con fiori e piante delle più diverse specie.

I giovani appartenenti all’associazione no profit hanno sottratto, nell’arco di un anno e mezzo, ben 9 tonnellate di rifiuti di plastica dai fiumi. La ricerca e le diverse fasi del progetto hanno però richiesto 5 anni di lavoro, impegnando anche gli studenti dell’Università di Rotterdam, il Comune, il Governo e decine di sponsor.
Le isole galleggianti per salvare il mare dalla plastica, costate 50mila euro ciascuna, sono state collocate lungo il fiume Nieuwe Maas in una posizione strategica. Le speciali piattaforme fluttuanti fungono da filtri in grado di bloccare enormi quantità di bottiglie di plastica, fustoni per detersivi, sacchetti e contenitori vari. In tal modo, i rifiuti, gettati nei canali della città e destinati ad arrivare al mare, vengono “imbrigliati” alla fonte, salvando così le acque blu del Mare del Nord dalla morsa di un inquinamento ormai inarrestabile. Un sistema eccezionalmente efficace per salvaguardare l’ecosistema fluviale cittadino.

Innestando un mirabile “circolo virtuoso”, la plastica catturata dai mega-filtri, grazie al lavoro dei ricercatori dell’Università di Wageningen, viene trasformata nei grandissimi blocchi esagonali che costituiscono poi la struttura degli isolotti. Larghi due metri per ogni lato, gli isolotti si possono unire l’uno con l’altro attraverso l’utilizzo di bulloni in un sistema a “nido d’ape”. Un po’ come si fa con i tanto amati mattoncini dei lego. La parte superiore della struttura è stata realizzata attraverso l’impiego di una pellicola profilata di polistirolo. La parte centrale, invece, dovendo galleggiare sulle acque del fiume, è costituita da polistirolo espanso, la parte della scocca da polipropilene e l’area a contatto con l’acqua da una struttura ruvida ottenuta con l’utilizzo di altri polimeri.


Attualmente la struttura ha un’estensione di 140 metri quadrati, ma al termine del progetto si arriverà a 1500 metri quadrati. Le isole esagonali green, oltre alla valenza estetica e alla possibilità di fungere da luoghi di incontro con panchine e spazi per sostare, hanno anche l’importante ruolo di “case” finalizzate alla salvaguardia dell’ecosistema circostante. In superficie, i grandi esagoni costituiscono meravigliosi vasi in cui vengono piantate diverse specie di piante e fiori in grado di attrarre api e insetti. Nella parte subacquea, invece, grazie all’utilizzo di un particolare materiale ruvido, i pesci trovano l’habitat idoneo alla deposizione delle uova. In tal modo le isole galleggianti rappresenteranno un riparo ideale per uccelli, larve, lumache, larve e microorganismi.

L’iniziativa di questi ragazzi per salvare il mare dalla plastica ha suscitato l’entusiasmo di altri Paesi impegnati nella lotta all’inquinamento negli oceani. Dopo Rotterdam, il Reclycled Park è già stato replicato anche ad Ambon, in Indonesia. Toccherà poi alla città di Bruxelles, quindi a quella di Amsterdam. Recuperare la plastica all’origine, prima che arrivi al mare, è d’altra parte molto più semplice ed efficace: nel momento in cui questi rifiuti raggiungono le acque degli oceani si trasformano infatti in microplastiche invasive e letali, difficilissime da raccogliere. Se l’iniziativa si diffondesse a livello planetario, potremmo così festeggiare davvero un bel passo avanti nella lotta ai rifiuti plastici nel mare.

Anna Maria

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