Come far scorrere i pensieri negativi per vivere meglio? Gestendo le sofferenze emotive con il metodo della pioggia. Settembre non è solamente il mese in cui tanti bambini si trovano a riempire i loro zaini di buoni propositi e di chissà quante aspettative, paure ed emozioni. In questa nuova avventura vengono assistiti ed incoraggiati da genitori premurosi che però possono loro stessi trovarsi smarriti senza la giusta grinta per riorganizzare la propria quotidianità, in quanto molestati da un giudice interiore a volte spietato, pignolo ed esigente.
“C’è qualcosa di sbagliato in me”, sembra un ritornello martellante che non lascia respiro neanche quando si tenta di controllare e sistemare ciò che si ritiene un Io probabilmente “difettoso”. In questi casi è fondamentale risvegliarsi da questo stato di “trance” attraverso la pratica della consapevolezza e dell’auto compassione che permette di entrare in contatto con la parte più vulnerabilità di se stessi.

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Come affrontare quindi i sentimenti di insicurezza e senso di indegnità che impediscono di essere veramente se stessi? Come allontanarsi da quei tragici drammi mentali così potenti da rendere profondamente infelici? Iniziando a cambiare l’abitudine di creare e credere nei pensieri negativi che ci tormentano. Il dolore emotivo scaturito dall’autocritica, dall’ansia, dalle preoccupazioni e altre abitudini mentali negative è comune a tutti noi. Non che queste emozioni non siano utili, anzi, come tutte le emozioni hanno il compito di segnalarci che qualcosa è sbagliato (o giusto). Ma, vissute in modo eccessivo finiscono per travolgerci facendoci del male. Solo un contatto onesto e diretto con la nostra vulnerabilità può far fiorire la consapevolezza e l’auto compassione che sbocciano pienamente quando ci prendiamo attivamente cura di noi stessi.

Quindi, se ti trovi in una situazione in cui le tue abitudini di creare “pensieri negativi” portano alla sofferenza ricorda l’acronimo RAIN, il metodo della PIOGGIA utile ad ammorbidire i pensieri negativi incanalandoli nella giusta direzione. La psicologa e fondatrice dell’Insight Meditation Community di Washingtin, uno dei più grandi centri di Meditazione degli Stati Uniti, insegna questa tecnica per portare consapevolezza al disagio emotivo e fornire uno strumento che possa fungere da lenitivo per la sofferenza. Coniata circa 20 anni fa da Michele McDonald, insegnante di Meditazione negli Stati Uniti, Canada, Birmania e in carie località in tutto il mondo, rappresenta uno strumento facile da ricordare per praticare la consapevolezza, gestire i pensieri negativi e calmarsi.

Ecco i quattro passaggi del metodo della pioggia:

R. Riconoscere senza giudizio quello che sta succedendo in un dato momento: i pensieri, i sentimenti e i comportamenti che riguardano una determinata circostanza. E’ fondamentale accorgersi che si è bloccati, sottomessi da credenze, emozioni e sensazioni fisiche dolorose. Lo stato di trance include una voce interiore critica, sentimenti di vergogna, la pressione dell’ansia e il peso della depressione nel corpo. Solamente notare e nominare ciò che si pensa e prova può dare sollievo immediato.

A. Permettere all’esperienza di esistere così com’è, accettarla come realtà in modo da posizionarla davanti a se e non nasconderla sotto la superficie della mente. Ciò non significa essere d’accordo con la convinzione di essere “indegni” ma riconoscere onestamente la presenza di un giudizio così come i sentimenti dolorosi sottostanti. Il neurologo, psichiatra e filosofo austriaco Victor Frankel scrive: “Tra stimolo e risposta c’è uno spazio e in questo spazio c’è il nostro potere e la nostra libertà”.

I. Indagare con gentilezza o semplicemente usare la propria curiosità per conoscere la verità e dirigere l’attenzione sull’esperienza vissuta nel presente anche per approfondire la sofferenza percepita. Basta fermarsi un attimo e chiedersi: cosa sta succedendo dentro di me? Cosa ha scatenato questo disagio nel mio corpo? Di cosa ho bisogno? Queste domande sono fondamentali, altrimenti le convinzioni e le emozioni avranno il controllo facendo percepire un Io limitato e deficitario.

N. Non identificarsi. Noi non siamo i nostri pensieri, i sentimenti e le sensazioni dolorose che proviamo. Meglio far mentalmente “un passo” per allontanarsi e guardarli scorrere come se fossero solo brutte notizie.
Nel suo libro Radical Acceptance, Tara Brach scrive: “Invece di resistere ai nostri sentimenti di paura o dolore, abbracciamo il nostro dolore con la gentilezza di una madre che tiene in braccio il suo bambino”.

Sicuramente non è facile ma… cosa costa provarci?

 

Contenuto a cura della Psicologa Debora Manoni

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