Conoscere particolari salienti di una storia, di un film … rovina l’esperienza che si sta vivendo o la migliora? Guai a chi rivela la parte finale di un buon libro che non abbiamo ancora letto o di un film mai visto altrimenti sarebbe una tragedia! Dopotutto questo è il motivo per cui nasce il termine “spoiler”.

Se la suspense, l’imprevisto, la sorpresa, rappresentano “gli eroi” di una storia, gli spoiler sono “i cattivi”, capaci di rovinare in un attimo tutto; eliminare la sorpresa sembra quindi rendere meno piacevole ciò che si sta vivendo. Ma se la ricerca ha scoperto che possedere informazioni aggiuntive su un’opera d’arte la rende ancora più affascinante allora anche regalare prevedibilità ad una storia può rendere quell’esperienza più soddisfacente? Ebbene sì, esiste anche il “paradosso spoiler” e dice esattamente il contrario: conoscere la fine di una storia non la rovina ma ti permette di goderla di più.

Cos’è il “paradosso spoiler”?

A dirlo è una delle ultime ricerche pubblicate sulla rivista Psychological Science. In particolare, sono stati svolti tre esperimenti che includevano la presenza di dodici racconti brevi, ricchi di misteri e colpi di scena. Ben due delle tre condizioni sperimentali comprendevano la risoluzione della trama: il finale infatti era alla luce del sole all’inizio della storia e come testo indipendente.

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I ricercatori della University of California, Christenfeld e Leavitt, hanno ottenuto risultati più che interessanti: i partecipanti preferivano le due storie dove veniva raccontato il finale incluso nella storia stessa. Probabilmente la maggior parte di voi lettori si aspettava che la ricerca portasse a una conclusione diversa. Perché invece pare che lo spoiler non sia così negativo ma che addirittura possa arricchire l’esperienza della storia stessa?

I lati positivi dello spoiler

Per rispondere a questa domanda dobbiamo risalire all’istinto per la narrazione dell’uomo volta a facilitare la comprensione di ciò che vede e interpreta. Noi animali sociali cerchiamo di raccontare agli altri una narrazione nel modo più efficace e soddisfacente possibile. Una storia è ritenuta “buona” quando è in grado di comunicare in modo efficace le informazioni a chi ascolta. Per capire meglio questo meccanismo si parla di “teoria della mente”: l’uomo è in grado di attribuire pensieri, motivazioni e intenzioni agli altri in modo tale da comprendere il comportamento che ne deriva e le storie, rappresentano e comunicano esattamente questa relazione tra causa ed effetto. Quindi più una storia mostra, in modo efficace, tutte le informazioni, più è apprezzata. Ora possiamo capire perché conoscere il finale in anticipo rende la storia più coinvolgente e facile da comprendere a differenza di quelle che ci lasciano con informazioni “in sospeso”.

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Gli autori affermano che creare una suspence del finale di un ipotetico film potrebbe addirittura compromettere il piacere stesso di guardarlo, in quanto, potrebbe distogliere l’attenzione da particolari e dettagli importanti. Conoscere il finale di una storia, invece, può facilitarne l’elaborazione, lasciando spazio a una più profonda comprensione degli eventi. Gli spoiler aiutano a conoscere lo scopo della narrativa generale, in modo che il lettore può concentrarsi sulla storia, incorporando tutti i dettagli che conducono fino alla fine. Spiega ancora Christenfeld: “conoscendo già il finale mentre lo stai guardando si possono capire le intenzioni del regista e la storia stessa appare più fluida; infatti, elaborare le informazioni in modo più fluente rende più piacevole l’esperienza e non solo, in quanto, una certa familiarità con un’opera d’arte ti consente di goderla in modo più profondo”.

Questo renderebbe una storia persino più piacevole da ascoltare anche se ripetuta più volte (pensiamo a storie come quella di Edipo e il cavallo di Troia). “Il punto, afferma Christenfeld, è che: in realtà non guardiamo un film alla ricerca di un finale, dato che spesso, si guarda lo stesso film più di una volta addirittura con un piacere crescente”.
Lo spoiler in questo caso non rappresenta affatto “lo spoiler” che comunemente si pensa anzi, sembra permettere non solo una elaborazione facilitata delle informazioni ma anche maggior coinvolgimento da parte del lettore (o spettatore di un film) e una comprensione profonda dei contenuti. E quando le storie sono ben “spoilerizzate” possono durare migliaia di anni passando alle generazioni future!

 

Contenuto a cura della Psicologa Debora Manoni

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