Diversi studi hanno ipotizzato che reagire con le lacrime o con i brividi all’ascolto di determinate canzoni attiva risposte psicologiche e fisiologiche diverse. Così anche la nostra playlist in vacanza è capace di portarci al picco delle emozioni!

Quando infatti, ascoltiamo una canzone l’esperienza e la risposta emotiva che ne deriva può implicare una forte eccitazione psicofisiologica e un effetto gratificante tali da “farci venire i brividi” o “la pelle d’oca”. Mentre i brividi aumentano l’attività elettrodermica e l’eccitazione soggettiva, versare lacrime dopo aver ascoltato una particolare canzone, definita come triste, induce una risposta psicofisiologica di rilassamento e di respirazione lenta, in quanto, fornisce il rilascio della tensione e una sensazione di sollievo.

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Tali lacrime, infatti, possono essere accompagnate da un’emozione di piacere e calma fisiologica, come un effetto catartico. Saarikallio e Erkkila (2007) e Lamont (2011) spiegano che gli ascoltatori di musica da loro scelta come triste si potevano identificare con essa ed aver l’impressione che il cantante conoscesse le loro esperienze personali facendoli così sentire compresi e infondendo così piacere. Questo probabilmente grazie al potere dell’immaginazione che possiede da sempre la musica e che fa sentire l’ascoltatore il Protagonista della canzone che in lei rivive la tristezza passata ricevendo aiuto per superarla.

Gli studi di Cacioppo JT, Gardner WL & Berntson GG, 1999, suggeriscono che entrambi i tipi di risposta di picco emotivo all’ascolto di canzoni potrebbero derivare da emozioni miste come piacere, felicità e tristezza per i brividi e solo di piacere e tristezza per le lacrime, piuttosto che da sole emozioni di base e che genererebbero simultaneamente sia uno stato emotivo positivo sia negativo. E’ ancora molto difficile spiegare perché le persone “vivono” la musica triste come piacevole, tuttavia, le ricerche attuali suggeriscono che il beneficio delle lacrime “catartiche” potrebbero avere un ruolo chiave nel percepire piacere seppur ascoltando una canzone triste.

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E per quanto riguarda le playlist in vacanza? E se fosse un “tormentone” estivo a rapirci e farci raggiungere il picco delle emozioni con brividi o lacrime? Beh, allora sarebbe veramente un problema! In uno studio pubblicato sul British Journal of Psychology, E Philip Beaman e Tim Williams, professori dell’università di Reading, ci danno un piccolo suggerimento: “Come per ogni pensiero ossessivo i tentativi di esercitare il controllo della mente per cancellarli non fanno che rafforzare il pensiero stesso”. Meglio allora tenersi il ritornello, distrarsi e aspettare che svanisca da sé. Ma, tranquilli…in generale, i tormentoni smettono di martellarci il cervello dopo un paio di giorni al massimo.

Contenuto a cura della Psicologa Debora Manoni

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