I mesi estivi per molti bambini sono sinonimo di mare, nuoto, giornate in completo relax con gli amici e attività all’aria aperta. Come accettare di scambiare tutto questo per i compiti, le corse di prima mattina per prendere l’autobus e insegnanti che danno voti. E’ un periodo dell’anno stressante perché ci sono tante incognite: “come sarà il nuovo insegnante?”, “chi saranno i nuovi compagni?”, “quanti e come saranno i compiti?”. Alcuni bambini, anche se a malincuore e sperimentando un certo grado di nervosismo, riescono a riprendere una routine scolastica, per altri invece le paure e le preoccupazioni per il rientro a scuola sono molto profonde tanto da apparire come un vero e proprio rifiuto scolastico. Queste paure possono essere così debilitanti da compromettere la serenità di un buon sonno, i comportamenti e anche la personalità. “Il ritorno a scuola può far provare da una normale e tollerabile ansia a un terrore destabilizzate”, così spiega Rebecca Mitchell della clinica Wire Star Development nel Surrey, Inghilterra.

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A molti genitori sarà già capitato di ascoltare occasionalmente dai loro figli frasi del tipo “odio la scuola”, “oggi non mi va di andare a scuola” lamentando leggeri malesseri. Se il bambino poi è autorizzato a stare a casa, i sintomi spesso scompaiono rapidamente per poi riapparire la mattina successiva.
I bambini che rifiutano l’idea di andare a scuola perché provano forti sentimenti di ansia, possono anche supplicare i genitori singhiozzando per ore pur di rimanere a casa lamentando mal di testa, mal di stomaco o manifestando scoppi d’ira, evitamento o reazioni di sfida. Potrebbero obbligare i genitori a tornare a casa da scuola se partiti e le assenze possono durare settimane o addirittura mesi. Questo accade soprattutto all’inizio dell’anno scolastico, al passaggio a una nuova scuola (dalle elementari alle medie per esempio), o al ritorno dalle vacanze scolastiche. Il bambino può aver il timore che a scuola “qualcosa non andrà bene” o può temere addirittura altri studenti critici o addirittura bulli. Anche una malattia o la perdita di una persona cara possono esserne la causa. Secondo l’Anxiety Disorders Association of America il problema del rifiuto scolastico colpisce tra il 2 e il 5 per cento dei bambini in età scolare ed è più comune tra i bambini di 5 e 6 anni e tra i 10 e gli 11 anni. Secondo un nuovo studio sulla salute della Harvard Medical School, il rifiuto spesso deriva da un disturbo d’ansia come una fobia sociale, una fobia specifica, un disturbo d’ansia generalizzato o ansia da separazione.

Cosa possono fare i genitori quando si trovano di fronte a figli che esprimono un tale sentimento di angoscia e frustrazione verso la scuola?
Uno dei metodi più efficaci è quello di esporre il bambino all’oggetto temuto, in questo caso, alla scuola, aumentando lentamente l’esposizione nel tempo. Ad esempio, potrebbe iniziare frequentando solo una o due lezioni al giorno aggiungendo nel tempo più ore di lezione fino a quando lo studente non frequenterà l’intera giornata di scuola. Alla fine, infatti, capirà che non c’è nulla da temere e che non accadrà nulla di brutto. Inoltre, è fondamentale che i genitori siano disponibili e attenti nel parlare col proprio figlio ascoltando in modo empatico e non giudicante le emozioni e le paure che lo bloccano. In questo modo saranno di grande aiuto in quanto lo aiuteranno nella gestione delle emozioni difficili mostrando come poterle viverle in modo più sereno. Anche enfatizzare gli aspetti positivi della scuola ha la sua importanza: lo stare insieme agli amici, imparare una materia preferita e giocare nella pausa della ricreazione.

Esperti consigliano anche la lettura di un buon libro di auto, in aggiunta ad un consulto con un terapeuta, così che i bambini possano aprire la mente a nuove soluzioni. Infatti, per intervenire contro agitazione e tensione si possono insegnare al bambino alcune tecniche di rilassamento muscolare e di respirazione profonda, utili soprattutto negli stati d’ansia.
E’ fondamentale incoraggiare il bambino verso nuovi interessi e hobby, in quanto, il divertimento è rilassamento, le attività distraggono, impegnano e aiutano a costruire la fiducia in se stessi. Infine, sarebbe utile aiutare il bambino a costruire intorno a sé “un sistema di supporto”, ovvero, una varietà di persone che possano arricchire la sua vita: altri coetanei, membri della famiglia o insegnanti pronti e disposti a parlare nel momento del bisogno.
Ma non dimenticate: i pilastri della vita dei Vostri figli, siete Voi genitori!

 

Contenuto a cura della Psicologa Debora Manoni

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