Le giornate si accorciano, il clima peggiora: le donne più sensibili iniziano ad avvertire sindromi autunnali come una vasta gamma di dolori fisici, oltre che malinconia e tristezza diffusa. Ecco i disturbi più frequenti tipici dell’autunno.

Le sempre troppo brevi vacanze estive sono ormai un lontano ricordo. Si ricomincia con i ritmi quotidiani. Ci aspettano tutte le solite incombenze. Diamo un’occhiata fuori dalla finestra, e ci arrendiamo di fronte alla triste consapevolezza: è ormai arrivato l’autunno. Le temperature iniziano pian piano a scendere. Le perturbazioni si fanno sempre più frequenti. Risultato: la nostra malinconia aumenta, l’energia estiva lascia il posto alla svogliatezza, in alcuni casi arriva addirittura la depressione. Si tratta di quello che in psicologia è noto come disturbo affettivo stagionale. Ma non soltanto. Compaiono, purtroppo, i dolori. In una vasta gamma che va dai reumatismi, dai dolori muscolari e da una sofferenza di parti precedentemente lesionate (fratture ossee, ferite, lesioni legamentose) fino a un’acutizzazione dei disturbi legati ad artrite e artrosi o, addirittura, al rigonfiamento dei calli.

Per molte di noi il corpo diventa, insomma, un vero e proprio campo di battaglia. Dolori e tristezza diffusa diventano un mix “letale”. Tutto ciò è tanto più vero quanto maggiore è la nostra sensibilità agli stimoli esterni. La nostra storia clinica risulta infatti molto importante. Quelle di noi che, sfortunatamente, sono state sottoposte a delicati interventi chirurgici o hanno subito lesioni, sanno perfettamente che il cambiamento del tempo non fa altro che ricordare loro le precedenti sventure sanitarie.

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Quali sono le cause?

Tra le cause principali di tutto questo vi è il calo della pressione atmosferica, l’aumento dell’umidità dell’aria e una diminuzione degli ioni negativi nell’atmosfera. Esaminiamo queste cause una a una. Innanzi tutto, il calo della pressione. Le perturbazioni che normalmente arrivano sull’Italia (quelle, dunque, che giungono a una media latitudine) sono sempre accompagnate da un “ciclone extratropicale”, ossia un profondo centro di bassa pressione, che, al proprio passaggio, lascia dietro di se un forte calo della pressione atmosferica. Questo calo va a rallentare la circolazione sanguigna periferica, con conseguente ristagno dei liquidi. Da qui il termine “sindrome da ciclone”.

Elevati tassi di umidità, invece, vanno a colpire direttamente le fibre elastiche delle articolazioni e del liquido sinoviale, aumentandone il volume. Ecco quindi che forte umidità e calo di pressione, insieme, determinano un eccessivo accumulo di acqua a livello delle articolazioni, le quali iniziano a gonfiarsi. Questo gonfiore va quindi a sollecitare i ricettori nervosi sottostanti. È noto, per esempio, che forte umidità e calo di pressione siano tra i fattori scatenanti dei dolori legati all’artrosi. Ma non soltanto. L’umidità ha anche effetti diretti sulla pelle. Il nostro corpo è infatti avvolto da una sottile pellicola che, in corrispondenza dell’aumento di umidità, e quindi di vapore acqueo nell’aria, inizia a dilatarsi (il contrario avviene quando l’aria si fa più secca). Elevati tassi di umidità provocano quindi quella sensazione della “pelle che tira”, tanto più fastidiosa quando questa si verifica in presenza di cicatrici o altre porzioni di derma danneggiate.

Anche la diminuzione di ioni negativi in atmosfera ha effetti dannosi per il nostro equilibrio psico-fisico. Lo sbilanciamento del rapporto tra ioni positivi e ioni negativi, a favore dei primi, determina infatti un aumento dei dolori reumatici muscolari e delle nevralgie.
Alcune di noi affermano addirittura che, a risentire per primi dell’arrivo del maltempo, sono il loro calli. In particolare, quelli più sensibili sarebbero i tilomi. Questi ultimi sono inspessimenti di pelle che si verificano soprattutto sotto la pianta del piede come reazione a un eccessivo stimolo di pressione. Si contraddistinguono dal fatto di avere una radice ben visibile (sotto forma di puntino rosso) che arriva fino ai ricettori nervosi sottostanti. Quando i tassi di umidità aumentano, questi tilomi si gonfiano, andando così a premere sulla radice che arriva direttamente alle innervazioni sottostanti: da qui il fastidioso dolore che, se intenso, può rendere anche molto difficoltoso il semplice camminare.

SAD, la Sindrome Affettiva Stagionale

Se il fisico è il primo a risentire direttamente del passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale, anche la psiche non è da meno. Le giornate che si accorciano e il clima che peggiora in molte di noi portano, lo sappiamo, ansia, nervosismo, mancanza di energia, tristezza diffusa. In alcuni casi addirittura depressione. Parliamo della sindrome affettiva stagionale (SAD, ossia Seasonal Affective Disorder, acronimo che rispecchia il termine inglese sad, cioè “triste”).

Le cause pare vadano ricercate nell’alterazione del ritmo cardiaco e nella mancanza di sole, che comporta un’alterazione dei livelli di melatonina (che regola sonno) e dei livelli di serotonina (che influenza l’umore). Si tratta di una sindrome che colpisce soprattutto le donne e, in particolare, quelle che vivono nelle regioni settentrionali. In questo caso alcuni aiuti possono essere preziosi, a partire dal cercare di stare più possibile all’aria aperta (compatibilmente con le condizioni atmosferiche), dedicarsi in modo regolare all’attività fisica e mantenere un’alimentazione sana e corretta.

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Molto utili anche pratiche come lo yoga, la meditazione o l’agopuntura. Se poi tutto questo non dovesse funzionare, proviamo a dedicare qualche ora del nostro tempo a programmare le prossime vacanze: questo “lavoro” non eliminerà certo i dolori fisici, ma sicuramente aiuterà molto la nostra psiche e solleverà di gran lunga il nostro umore.

Anna Maria

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