Autunno, stagione delle piogge. Ma non soltanto. Anche stagione del vento. Generalmente, le perturbazioni che arrivano sull’Italia nella stagione autunnale sono anche anticipate da venti, più o meno intensi: a giungere per primi sono caldi venti meridionali (Scirocco o Libeccio), seguiti quindi da quelli più freschi settentrionali (Tramontana o Maestrale). Tra i fenomeni meteorologici, il vento è sicuramente quello che maggiormente determina effetti diretti sul nostro corpo e sulla nostra psiche. Non a caso, durante una giornata ventosa siamo più irritabili, nervosi e sofferenti (mal di testa e insonnia sono i malesseri che più ci colpiscono in questi casi). Tutto ciò è dovuto al fatto che l’atmosfera, a causa dello strofinio delle molecole d’aria l’una contro l’altra, si carica di ioni positivi. Essendo l’attività del nostro cervello legata a impulsi elettrici, questi ioni positivi vanno a interferire con tale attività, determinando conseguenze negative sul sistema nervoso centrale e periferico.

In tutti questi casi parliamo proprio delle  “malattie da vento”, o anemopatie: termine, quest’ultimo, che deriva dal greco anemos, vento, e pathos, sofferenza. Questi disturbi possono interessare tutto l’organismo, ma gli effetti principali si avvertono a livello cardiaco e sui vasi arteriosi: le cellule di cuore e arterie, infatti, riescono a percepire maggiormente le variazioni elettriche dell’ambiente. Non è un caso che l’incidenza di infarti e ictus, secondo le statistiche, aumenti in occasione di giornate ventose.

Cominciamo con il comprendere esattamente cos’è il vento. Il vento è lo spostamento, orizzontale o quasi, di masse d’aria dovuto alla differenza di pressione tra due punti dell’atmosfera. In particolare, parliamo del movimento di una massa d’aria atmosferica da un’area caratterizzata da alta pressione (anticiclonica) a un’area di bassa pressione (ciclonica). La massa d’aria tende infatti a muoversi verso le aree dove la pressione atmosferica è minore ma, una volta in movimento, segue traiettorie dovute all’equilibrio di altre forze presenti in atmosfera, oltre a quella dovuta al gradiente di pressione.

Le correnti d’aria percorrono lunghissime distanze, e sono in grado di modificare radicalmente il clima delle terre che attraversano. L’azione del vento che il nostro corpo percepisce direttamente è triplice. Innanzitutto, il vento esercita una pressione sulla nostra pelle che si traduce in una resistenza meccanica. Il vento, inoltre, è in grado di sollevare e trasportare polveri, batteri e pollini. Ecco perché, laddove l’inquinamento dell’aria è elevato, una giornata di vento risulta quanto di meglio possa esserci.

Con la sua azione di sollevamento e di trasporto, infatti, il vento ripulisce l’atmosfera, disperdendo gli inquinanti e migliorando così la qualità dell’aria che respiriamo. Il terzo effetto del vento riguarda la percezione termica del nostro organismo che, in molti casi, durante le giornate ventose risulta differente dalla temperatura reale (quella, cioè, riportata sul termometro). In una giornata ventosa, infatti, a parità di temperatura e di umidità l’aria risulta essere più “fresca”. In particolare, con una brezza leggera (vento a velocità inferiore ai 2 metri al secondo) la temperatura avvertita dal nostro corpo è inferiore di 2°C rispetto a quella ambientale. Con un vento moderato (7-8 metri al secondo) la differenza aumenta a 4°C in meno. Questo perché il vento asporta quella sottile pellicola formata dall’umidità sulla nostra pelle, favorendo in tal modo l’evaporazione. Ne consegue che il nostro benessere è influenzato direttamente dal vento.

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In estate, per esempio, in presenza di un clima umido sulla nostra pelle si forma una sottile pellicola (dovuta proprio all’umidità) che impedisce alla pelle di “respirare” nel modo adeguato: il vento, sollevando questa pellicola e favorendo il processo di evaporazione, giunge quindi sempre molto gradito. Il contrario avviene durante l’inverno. Nella stagione fredda l’umidità presente nell’ambiente forma sulla pelle una pellicola “protettiva” che trattiene calore: l’azione del vento, sollevando tale pellicola, determina una sottrazione di calore e, dunque, la percezione di un aumento del freddo.

In particolare, durante la stagione invernale quelli più sgraditi sono i venti freddi e umidi. Al contrario, i venti secchi hanno un effetto più gradevole (in un’atmosfera secca l’umidità sulla pelle è ridotta: il vento quindi, pur esercitando un’azione di sollevamento della pellicola di umidità, non riesce così a sottrarre molto calore alla pelle). Durante l’estate, invece, quelli più graditi risultano i venti caldi e secchi, piuttosto che quelli caldi e umidi (i quali vanno ad aggiungere umidità all’aria, rendendo quindi ancora più difficoltosa per la pelle l’evaporazione).  Da segnalare, infine, gli effetti benefici delle brezze. Le più gradite sono sicuramente quelle di mare che, grazie alla loro provenienza, risultano fresche e piacevoli. Anche le brezze di valle, comunque, possono apportare grandi benefici durante le calde giornate estive. Non in tutti i casi, dunque, il vento arreca disagio. Teniamone conto, nella nostra quotidianità.

 

Anna Maria

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